Tutti i maggiori blogger e giornalisti italiani ormai si
sfidano a colpi di Klout. Ce li immaginiamo in ansia davanti al
loro schermo sperando di vedersi riconoscere qualche punto in più e diventare
finalmente dei pundits, degli opinion leader, capaci di
vantare schiere di adulatori.
Klout è, infatti, un algoritmo ideato da Joe
Fernandez, trentaquattrenne americano laureato in Scienze dei Computer
all'Università di Miami e figlio di un esule cubano, che permette di
valutare la propria influenza sui social network. Il punteggio
viene espresso da 1 a 100, attraverso criteri qualitativi più che quantitativi.
Non conta possedere migliaia di social friends, di cui
magari la metà fake; piuttosto è meglio averne pochi ma buoni.
Principio di giusta applicazione anche nella vita offline.
In Italia la palma di maggiore influenzatore spetta ad
Arianna Ciccone, grande organizzatrice dell’International Journalism
Festival di Perugia, seguita da Beppe Grillo, fondatore del Movimento
5 Stelle e blogger di livello mondiale. Solo terzo Roberto Saviano che
siamo sicuri riuscirà a consolarsi con gli ascolti di Quello che non
ho.
Il punteggio su Klout sta acquistando
sempre più importanza. Le grandi aziende, soprattutto quelle americane, cercano
di mettersi in contatto con gli influenzatori. Avere uno score alto può essere
molto utile, anche e soprattutto nel mercato del lavoro. Emblematica la storia di
un pubblicitario di Toronto, tal Sam Fiorella. Recandosi a un colloquio
d’assunzione, ha visto la sua candidatura sfumare proprio per la sua presunta
bassa influenza. Gli è stato preferito un giovane senza esperienza che poteva
però sfoggiare un bel 67 di Klout score.
Come fare per calcare il proprio punteggio? Semplice, basta
iscriversi a Klout.com. Consiglio personale: armarsi di umiltà. La media dei
punteggi italiani si attesta intorno al 20.

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